DA TIZIANA.......
di puntodisvolta, 11:1712 maggio “Family day”:
Povera famiglia…!
“Family day” è più televisivo o più moderno di un casalingo “giornata della famiglia”? E come conciliare questa scelta linguistica con la riproposta del Papa della messa in latino? Ma è ben poco misterioso l’intento politico di mobilitare le parrocchie e le associazioni di base cattoliche per fare pressione sul Parlamento Italiano che dovrebbe legiferare sui “DICO”, e ancora non si sa bene se a questi potranno accedere le coppie omosessuali.
Famiglia è una parola dalle forti risonanze emotive e poco importa andare a vedere che cosa c’è oggi dietro questa parola. Quel che è certo è che essa viene adoperata per una massiccia offensiva contro gli omosessuali, una grande caccia alle streghe in tempi di globalizzazione. Come si permettono questi “paria” secolari di venire allo scoperto e di richiedere qualche diritto? Ricacciamoli nel ghetto dove sono sempre stati (a parte i ricchi e famosi, sempre al di sopra della legge), non turbino con la loro presenza la coscienza benpensante e ipocrita del paese, stiano nei luoghi ombrosi dove sono sempre stati.
E se accumulano montagne di sofferenza (loro, i loro genitori, i loro fratelli e le loro sorelle, poiché anche gli omosessuali hanno famiglia) che cosa ci si può fare, non sono forse peccatori?
Ma negli ultimi cinquanta anni l'istituto tradizionale della famiglia si è andato via, disgregando. Per una serie concomitante di ragioni: la globalizzazione, la rivoluzione delle abitudini, il crollo dei valori morali, l'insicurezza e la precarietà del lavoro, le difficoltà economiche di molti e l'eccessivo benessere di altri. Lo Stato italiano, ha proposto un progetto di legge, di alta civiltà sociale e giuridica, con cui si intende riconoscere e disciplinare i diritti dei cittadini conviventi (“Di.co.”). (diritti dei conviventi).
La Chiesa, dopo essere riuscita per diversi anni a bloccare, in Italia, il processo legislativo in questo settore, che temeva sarebbe stato la prima tappa verso il riconoscimento delle unioni fra omosessuali, ha trovato terreno favorevole al suo disegno da Silvio Berlusconi, che, mentre a parole affermava di voler tutelare la famiglia, si caratterizzava (e si caratterizza) spesso per condotte di vita assolutamente incompatibili con tali principi. La Chiesa ha certamente il diritto di esprimere il suo punto di vista in tema di morale. Non ha invece diritto, solo perché si sente accerchiata, di fare pressioni sui parlamentari liberamente eletti dal popolo per indurli a seguire le sue indicazioni su tematiche che, pur attenendo anche alla sfera morale, riguardano l'intera collettività italiana, comprendente credenti e non credenti. La morale sessuale della chiesa non la segue quasi più nessuno, la percentuale di matrimoni di rito civile sul totale dei (pochi) matrimoni continua a crescere, si incomincia a non battezzare più i bambini. E crescono le convivenze cosi come cresce la quota delle madri sole, vedove, separate, divorziate, e crescono le seconde nozze dei divorziati che, anche se cattolici, non possono accedere ai sacramenti. Del resto, con riferimento al problema dei “Di.co.”, non dovrebbe essere nemmeno necessario ricordare alle gerarchie ecclesiastiche il principio secondo cui «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». Basterebbe, infatti, che le stesse ricordassero, come dovrebbero, che l'insegnamento evangelico pone al primo posto come essenza del cristianesimo non il rispetto formalistico di una parte dei principi della morale cattolica, ma anche e soprattutto il comandamento che invita ad amare il prossimo, a comprenderne le difficoltà e le sofferenze e a non giudicare la condotta di vita altrui (se non si vuole essere giudicati). Le autorità ecclesiastiche sanno benissimo di aver perso molta influenza sulla vita quotidiana della gente ma piuttosto che ripensarsi una misericordiosa ed evangelica pastorale per la fragile umanità del terzo millennio preferiscono cercare di imporre per legge quei comportamenti e quei divieti che la sua declinante autorità morale non è più in grado di imporre. E che l'accerchiamento e la perdita dei consensi di cui la Chiesa ritiene di essere vittima non si superano arroccandosi esclusivamente sulla difesa ad oltranza dei valori, pur fondamentali, della famiglia tradizionale o delle regole della morale sessuale ma, anche e soprattutto, mostrando una reale sensibilità per altri valori, non certo meno importanti, quali l'onestà e la moralità pubblica, quasi sempre ignorati o relegati in secondo posto.


