FAMILY DAY.......
di puntodisvolta, 10:51“Family day” è più televisivo o più moderno di un casalingo “giornata della
famiglia”? E come conciliare questa scelta linguistica con la riproposta del
Papa della messa in latino?. Ma è ben poco misterioso l'intento politico di
mobilitare le parrocchie e le associazioni di base cattoliche per fare pressione
sul parlamento italiano che dovrebbe legiferare sui “Dico”, e ancora non si sa
bene se a questi potranno accedere le coppie omosessuali.
“Famiglia” è una parola dalle forti risonanze emotive e poco importa andare a
vedere che cosa c'è oggi dietro questa parola. Quel che è certo è che essa viene
adoperata per una massiccia offensiva contro gli omosessuali, una grande caccia
alle streghe in tempi di globalizzazione. Come si permettono questi “paria”
secolari di venire allo scoperto e di richiedere qualche diritto? Ricacciamoli
nel ghetto dove sono sempre stati (a parte i ricchi e famosi, sempre al di sopra
della legge), non turbino con la loro presenza la coscienza benpensante e
ipocrita del paese, stiano nei luoghi ombrosi dove sono sempre stati.
E se accumulano montagne di sofferenza (loro, i loro genitori, i loro fratelli e
le loro sorelle, poiché anche gli omosessuali hanno famiglia) che cosa ci si può
fare, non sono forse peccatori?
Non che non ci vorrebbe una politica della famiglia - meglio, una politica di
sostegno per soggetti singoli che decidono di fare famiglia e di mettere al
mondo dei figli - basata però su alcuni semplicissimi dati di realtà. I
matrimoni si diradano, non è facile neppure fare “famiglie di fatto”, non
parliamo poi della possibilità di mettere al mondo un figlio.
Quest'anno è l'anno “delle pari opportunità”, la cui parola d'ordine, di stampo
europeo-nordista, è “conciliazione”, conciliazione fra lavoro per il mercato e
lavoro di cura (delle donne). Ma che cosa hanno da conciliare le ragazze
meridionali e sarde che al massimo riescono a realizzare qualche giornata di
lavoro all'anno? E i cui fidanzati campano con qualche lavoretto precario?
Possono forse programmarsi un futuro familiare?
Certo, vi sono molti giovani occupati e occupate (soprattutto nell'Italia
centro-settentrionale) che preferiscono vivere a lungo con i genitori
utilizzando i propri guadagni per consumi vistosi. Ma ce ne sono altrettanti che
non chiederebbero di meglio che di vivere una vita di coppia autonoma dai
sostegni e dai controlli familiari e, magari, mettere al mondo un figlio
(“almeno uno” anche se poi le giovani donne ne vorrebbero due). E che dire delle
fortunate che accedono ad un lavoro più o meno continuativo e rischiano il
licenziamento al primo accenno di una gravidanza?
Penso che questi dati siano noti ai decisori politici così come è noto alla
chiesa che la sua “famiglia tradizionale” sta più nei suoi disegni ideologici
che nella vita quotidiana. La morale sessuale della chiesa non la segue quasi
più nessuno, la percentuale di matrimoni di rito civile sul totale dei (pochi)
matrimoni continua a crescere, si incomincia a non battezzare più i bambini. E
crescono le convivenze more uxorio così come cresce la quota delle madri sole -
vedove, separate, divorziate - e crescono le seconde nozze dei divorziati che,
anche se cattolici, non possono accedere ai sacramenti.
Le autorità ecclesiastiche sanno benissimo di aver perso molta influenza sulla
vita quotidiana della gente ma piuttosto che ripensarsi una misericordiosa ed
evangelica pastorale per la fragile umanità del terzo millennio preferiscono
rivolgersi al “braccio secolare” per cercare di imporre per legge quei
comportamenti e quei divieti che la sua declinante autorità morale non è più in
grado di imporre. E per rendere più persuasiva la sua pressione politica trova
un facile capro espiatorio, la discriminata minoranza omosessuale italiana:
«Dagli all'untore»(SCRITTO DA TIZIANA)
famiglia”? E come conciliare questa scelta linguistica con la riproposta del
Papa della messa in latino?. Ma è ben poco misterioso l'intento politico di
mobilitare le parrocchie e le associazioni di base cattoliche per fare pressione
sul parlamento italiano che dovrebbe legiferare sui “Dico”, e ancora non si sa
bene se a questi potranno accedere le coppie omosessuali.
“Famiglia” è una parola dalle forti risonanze emotive e poco importa andare a
vedere che cosa c'è oggi dietro questa parola. Quel che è certo è che essa viene
adoperata per una massiccia offensiva contro gli omosessuali, una grande caccia
alle streghe in tempi di globalizzazione. Come si permettono questi “paria”
secolari di venire allo scoperto e di richiedere qualche diritto? Ricacciamoli
nel ghetto dove sono sempre stati (a parte i ricchi e famosi, sempre al di sopra
della legge), non turbino con la loro presenza la coscienza benpensante e
ipocrita del paese, stiano nei luoghi ombrosi dove sono sempre stati.
E se accumulano montagne di sofferenza (loro, i loro genitori, i loro fratelli e
le loro sorelle, poiché anche gli omosessuali hanno famiglia) che cosa ci si può
fare, non sono forse peccatori?
Non che non ci vorrebbe una politica della famiglia - meglio, una politica di
sostegno per soggetti singoli che decidono di fare famiglia e di mettere al
mondo dei figli - basata però su alcuni semplicissimi dati di realtà. I
matrimoni si diradano, non è facile neppure fare “famiglie di fatto”, non
parliamo poi della possibilità di mettere al mondo un figlio.
Quest'anno è l'anno “delle pari opportunità”, la cui parola d'ordine, di stampo
europeo-nordista, è “conciliazione”, conciliazione fra lavoro per il mercato e
lavoro di cura (delle donne). Ma che cosa hanno da conciliare le ragazze
meridionali e sarde che al massimo riescono a realizzare qualche giornata di
lavoro all'anno? E i cui fidanzati campano con qualche lavoretto precario?
Possono forse programmarsi un futuro familiare?
Certo, vi sono molti giovani occupati e occupate (soprattutto nell'Italia
centro-settentrionale) che preferiscono vivere a lungo con i genitori
utilizzando i propri guadagni per consumi vistosi. Ma ce ne sono altrettanti che
non chiederebbero di meglio che di vivere una vita di coppia autonoma dai
sostegni e dai controlli familiari e, magari, mettere al mondo un figlio
(“almeno uno” anche se poi le giovani donne ne vorrebbero due). E che dire delle
fortunate che accedono ad un lavoro più o meno continuativo e rischiano il
licenziamento al primo accenno di una gravidanza?
Penso che questi dati siano noti ai decisori politici così come è noto alla
chiesa che la sua “famiglia tradizionale” sta più nei suoi disegni ideologici
che nella vita quotidiana. La morale sessuale della chiesa non la segue quasi
più nessuno, la percentuale di matrimoni di rito civile sul totale dei (pochi)
matrimoni continua a crescere, si incomincia a non battezzare più i bambini. E
crescono le convivenze more uxorio così come cresce la quota delle madri sole -
vedove, separate, divorziate - e crescono le seconde nozze dei divorziati che,
anche se cattolici, non possono accedere ai sacramenti.
Le autorità ecclesiastiche sanno benissimo di aver perso molta influenza sulla
vita quotidiana della gente ma piuttosto che ripensarsi una misericordiosa ed
evangelica pastorale per la fragile umanità del terzo millennio preferiscono
rivolgersi al “braccio secolare” per cercare di imporre per legge quei
comportamenti e quei divieti che la sua declinante autorità morale non è più in
grado di imporre. E per rendere più persuasiva la sua pressione politica trova
un facile capro espiatorio, la discriminata minoranza omosessuale italiana:
«Dagli all'untore»(SCRITTO DA TIZIANA)


